Il progetto

Natale 2013: incontro tra la Campagna Italiana Contro le Mine e You Able Onlus. Le due organizzazioni, con esperienza e volontà di agire per sostenere le persone con una disabilità, si confrontano sulla situazione dei rifugiati siriani  e sulle modalità possibili per prestare aiuto. Immediatamente si pensa alla Giordania, per le attività già svolte dalla  Campagna Mine.

Più di 600mila siriani sono fuggiti dalla guerra in Giordania, si stima che il 20% sia nei campi rifugiati mentre l’80% popoli le aree urbane, cercando aiuto, casa, risorse, assistenza.  I servizi sanitari governativi e quelli delle organizzazioni non profit ad Amman hanno intensificato le attività per rispondere alla situazione di emergenza e le persone che si rivolgono a questi non sono solo siriani ma anche iraqeni, yemeniti e di altre nazionalità.
La Campagna Contro le Mine presenta il futuro terzo partner, Life Line Consultancy and Rehabilitation, Associazione giordana fondata nel 2007 da Kamel Saadi per dare assistenza alle vittime di mine. Dall’incontro viene dato inizio ad uno studio di fattibilità relativamente alla possibilità che si presentano nell’unire le competenze e l’esperienza delle tre diverse organizzazioni.

Campagna Italiana Contro le Mine: esperienza nell’ambito di valutazione e sostenibilità; advocacy, educazione, assistenza alle vittime di mine, coordinamento con Istituzioni Nazionali ed Internazionali;

Life Line Consultancy and Rehabilitation: esperienza nell’assistenza alle vittime di mine nei termini di reinserimento sociale ed economico in Giordania;

You Able Onlus: esperienza in materia di progetti di cooperazione internazionale mirati alla riabilitazione ortopedica di soggetti amputati e in materia di CBR -Community Based Rehabilitation.

Da un primo studio e contatto con le organizzazioni che operano in Giordania e le necessità presenti emerge l’immediato stato di emergenza relativamente ai rifugiati siriani, la prima decisione è dunque di fornire un supporto a distanza a enti già operativi sul campo.

Aprile 2014

partono i primi kit protesici per i bambini siriani amputati a causa del conflitto ed accolti ad Amman da alcune strutture private, con la collaborazione dell’Ambasciata Italiana ad Amman.

Giugno 2014

viene effettuata la prima missione sul campo, sia  per visitare i piccoli pazienti che hanno ricevuto gli ausili, sia per avviare una fase di need assessment, in primis relativa all’assistenza ortopedica a soggetti amputati e alle possibile sinergie con gli altri enti attivi sul campo.

Relativamente alle strutture private cui è stato mandato il primo sostegno, incontriamo i giovanissimi beneficiari degli ausili che vengono assistiti ad Amman in via temporanea prima di rientrare nei campi rifugiati. L’esistenza di queste strutture è tanto significativa della generosità del popolo giordano quanto tuttavia in difficoltà rispetto ai grandi numeri delle persone in stato di necessità, la priorità data i bambini è condivisa quanto al medesimo tempo vengono rilevate le necessità delle persone adulte che senza una completa riabilitazione non sono in grado di sostenere le loro famiglie.

La Giordania è un paese pacifico, al centro di un’area di conflitti di lunga data, questo lo ha reso un paese di profughi (iraqeni, palestinesi, yemeniti, libici,kurdi, siriani, le minoranze più presenti). Il popolo giordano è noto per la sua generosità e accoglienza. I diritti delle persone con disabilità sono riconosciuti e rispettati. Sul fronte dell’assistenza ortopedica vi sono centri sia governativi che privati, gli uni ad oggi con un numero di richieste elevato, gli altri con dei costi troppo elevati per l’utenza in condizioni di necessità. La necessità di provvedere a protesi di arto inferiore per un’utenza ampia concentra giustamente le priorità degli enti presenti sul fitting protesico. Non c’è alcun ente non profit in grado di provvedere ad un follow up e ad un assistenza di tipo psico-sociale.

Tantissime le manifestazioni di disponibilità a collaborare, in primis:  L’Unità Tecnica Locale del Ministero degli Esteri Italiano ad Amman; la Cancer Foundation, che assiste soprattutto utenza pediatrica; le ONG Italiane; l’Università di Amman – Facoltà di Scienze Ortopediche.

A seguito di tali manifestazioni di apertura e disponibilità, della constatazione delle necessità e della volontà di dare vita ad un progetto pilota, le tre organizzazioni prendono la decisione di definire gli step per avviare un centro di riabilitazione non profit ad Amman.

 

I principi guida:

Luglio/Settembre  2014

La Fondazione Nando Peretti approva il progetto. La firma della Convenzione avviene la prima metà di Settembre.

Ottobre  2014/Gennaio 2015

La Fondazione Prosolidar approva il progetto. La firma della Convenzione avviene a Gennaio 2015.

Raggiunti i fondi per lo start up, inizia la fase di approvvigionamento dei materiali.

Febbraio/Maggio 2015

Approvvigionamento di materiali e ausili, avviata la procedura presso il Ministero degli Esteri Italiano per inviare il container tramite il World Food Programme. Nel contempo viene avviata la procedura di approvazione da parte dei Ministeri giordani.

La volontà che il workshop possa aiutare persone di ogni nazionalità aumenta le autorizzazioni necessarie, non rientrando l’attività solo nell’emergenza di assistenza dei rifugiati ma in una più ampia di sostegno a chiunque abbia bisogno. Si raggiungono le autorizzazioni necessarie nel mese di Maggio: Ministry of Planning (che sottopone al Consiglio del Primo Ministro), Ministero del Commercio, Ministero della Salute, Ministero delle Politiche Sociali.

Giugno/Settembre 2015

Il container arriva ad Amman. Nel frattempo e una nuova application viene portata a termine, giunge l’approvazione della Tavola Valdese Ufficio 8×1000. Inizia l’allestimento del laboratorio, si ricontattano i partner per annunciare l’apertura e si iniziano a visitare i pazienti.

Dicembre 2015 il workshop è operativo.

Il Centro è operativo mentre si provvede alle seguenti:

  • Recruiting di staff di supporto
  • organizzazione della logistica per  raggiungere i pazienti dei campi rifugiati e al di fuori di Amman
  • Programmazione  di approvvigionamenti progressivi secondo le necessità  dei pazienti.

Da Dicembre a Maggio 2015

Il workshop riceve le liste dei pazienti dai partner (Cancer Foundation, campi rifugiati, community giordana), contatta i pazienti, procede alle visite. Ogni paziente viene preso in carico, Life Line Consultancy and Rehabilitation offre supporto psicologico e sociale.
Viene definito lo staff del centro.

All’inizio di Giugno 2016 avviene la missione di monitoraggio.

Giugno 2016

Missione di monitoraggio.  Al termine della missione viene pubblicato il primo report   http://www.paolabioccacenter.eu/richiesta/

Luglio/Dicembre 2016

Conferma del sostegno dei donatori sulla base di nuove applications: Nando Peretti Foundation, Fondazione Prosolidar, Tavola Valdese 8×1000. Localmente inizia la collaborazione con Médecins Sans Frontières.

Gennaio 2017

Marzo/Aprile  2017

Grazie alla Tavola Valdese 8×1000 viene acquistato un van per trasporto pazienti e piccoli interventi di manutenzione protesi in loco

van

Maggio/Giugno  2017

Un nuovo tecnico ortopedico in apprendistato si aggiunge al nostro staff: Nancy Ibrahim

(foto: Abeer, Nancy, Abdalla al lavoro al centro e al centro GH)
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Nuovi partner collaborano con noi: le organizzazioni Sourayat Across Borders e Global Humanitaria, non profit gestite da personale giordano e siriano e sostenute anche da fondi di diversi paesi europei accolgono persone in stato di necessità, in particolare donne ed orfani, provvedono alle esigenze primarie e sanitarie, all’educazione informale e  alla terapia fisica.

(foto:Centro di Global Humanitaria)

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Luglio  2017

Missione di monitoraggio e avvio stesura nuovi progetti:

  • Consolidamento del nuovo Staff del Centro
  • Avvio del laboratorio ortesi
  • Programmazione training in CBR Marzo/Aprile
  • Scambio formazione tecnici giordani/italiani

Dicembre 2017

Il Centro è ormai al 100esimo paziente assistito, oltre ai nostri approvvigionamenti vengono conservate le protesi inutili che sono state lasciate dagli utenti.

A sinistra – in seconda fila (a parte le braccia di un bimbo assistito dal centro) –  i piedi dei pazienti pronti a ritirare la protesi provvisoria, a destra uno degli ausili abbandonato da qualcuno.

prosthesis

Il workshop cresce  nello staff e nei servizi che offre,  nuovi progetti sono in avvio, ma ciò che rimane sempre uguale e che è all’origine del nostro progetto è qualcosa di difficile da rappresentare, non pubblichiamo le foto dei bimbi che assistiamo ma la seguente:

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Seduti per un confronto ci sono 4 tecnici (di cui due donne e uno amputato), un ragazzo che ha una protesi temporanea, suo fratello ed un amico dello staff (amputato).

Gennaio 2018 

Parte il progetto pilota di Arte terapia  grazie a Fondazione Alta Mane Italia, il progetto ha coinvolto di 16 bambini dai 6 ai 12 anni e di 14 operatrici esperte o studentesse delle professioni di auto (psicologhe, fisioterapiste/ortopediche, specialiste di arti visive-grafiche).

Parte il nuovo progetto di sostegno alle attività del Centro da parte di Fondazione Prosolidar

Febbraio 2018 

Febbraio 2018: grazie a Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra Onlus vengono acquistate macchine, attrezzi, articoli per l’avvio del laboratorio di ortesi

Aprile 2018 

Firmato l’accordo di partnership annuale con ASOCIACIÓN GLOBAL HUMANITARIA ed il loro partner locale Al Mahd for Training and Social Debelopment- AMTSD

Maggio 2018 

Maggio 2018: parte il container per l’avvio del laboratorio di ortesi grazie al Ministero degli Esteri, all’Ambasciata Italiana di Amman e a WFP-UNHRD.

Luglio 2018 

Giunto il cargo ad Amman

Settembre 2018 

Avvio del progetto “Paola Biocca Rehabilitation Center: Focus on Training”, il progetto finanziato dalla Tavola Valdese Ufficio 8×1000 avvierà un interscambio formativo tra tecnici ortopedici giordani ed italiani. Grazie al partner italiano  Officine ortopediche ITOP (Roma).

Ottobre  2018 

Ottobre 2018: nuovo modulo formativo in Riabilitazione su Base Comunitaria tenuto dal dott. Germano Pestelli e dalla dott.ssa Chiara Zannini ad Amman. 15 i partecipanti: studenti neolaureandi dell’Università di Amman e alcuni operatori dell’Ospedale di Médecins Sans Frontieres.

“La matrice della RBC dimostra come le componenti dell’approccio basato sulla comunità siano molteplici: la riabilitazione non è solo una questione di approccio di tipo sanitario, bensì anche educativo, sociale, economico e di empowerment. Non si tratta quindi solo di fisioterapia ma di capacità di sviluppare e promuovere la collaborazione tra settori apparentemente distanti e diversi”

Dicembre  2018 

In via di formalizzazione l’Accordo con l’Università di Perugia per inviare presso il Centro di Amman due tirocinanti